Non so se avete sentito dell'incidente del poliziotto che sparando ad altezza uomo, per dividere la folla, ha ucciso un tifoso...
Credo si addica questo articolo: Recenti studi ginecologici hanno spiegato la notevole riduzione di orgasmi femminili.... l'improvvisa riduzione di organi genitali maschili, ha reso statisticamente meno ricorrente i rapporti. Gli organi genitali scomparsi sono stati recentemente ritrovati dalla polizia di stato che li conserva, attualmente, in caserma... Studi istat confermano ora che la maggior parte dei coglioni sono li
domenica 11 novembre 2007
mercoledì 7 marzo 2007
Violenza a scuola
Bambino espulso dalla scuola perchè picchia un insegnante
Maestra taglia lingua ad alunno
Maestra fa leccare pipi a bambino autistico
leggendo questi articoli mi sono chiesta.. ma cosa cavolo sta succedendo? Come può mai essere che un bambino di 3 anni riesca a mandare una maestra in ospedale? E come può una maestra chiamarsi tale quando insegna ai bambini che l'unico modo per ottenere rispetto è la violenza? Se il nostro corpo docenti non è in grado di educare i nostri figli.. allora cambiamoli.. ma ricordiamoci che la scuola non serve solo a dare l'insegnamento dell'italiano, della matematica o della storia.. serve anche a dare le basi della convivenza civile.. quando ero bambina io si chiamava "Educazione Civica" ed era una vera e propria materia.. in cui si parlava delle normatiive, degli usi e delle consuetudini.. ci si confrontava sui vari temi... adesso questa materia si chiama "Diritto" e non serve più ad insegnare la buona e sana convivenza civile.. ma a mandare a memoria delle semplice regole e leggi.. che alla fine lasciano lo stesso tempo che lascia il teorema di Pitagora.. lo conosciamo a memoria.. ma non lo usiamo mai...
Venerdì presso la scuola che frequentano i miei filgi ci sarà un incontro con il professore Roberto Priore della scuola superiore di psicoanalisi della Sorbona, per trattare argomenti relativi alla trasgressione giovanile... Fosse che questi ragazzi stanno semplicemente facendo quello che sentono e vedono dal tg tutti i giorni? Fosse solo colpa di noi genitori che non siamo in grado di dare una educazione ai nostri figli? Fosse che nessuno vuole prendersi la responsabilità, ma solo i complimenti per aver scoperto qualcosa?
Vi farò sapere.. di fatto sta che non accetterò di sentirmi dire che l'educazione dei figli spetta solo ai genitori.. perchè se cosi fosse spiegatemi come fanno certe mamme da sole a fare tutto e invece famiglie dove il padre è presentissimo a non fare nulla.. ?
Insomma.. se davvero fosse tutto nelle mani delle famiglie allora potremmo anche evitare di mandare i nostri figli a scuola.. Una laurea ci permette di poter insegnare ai nostri figli l'italiano, la matematica , la storia, la geografia, l'inglese (a volte meglio di come fanno certi insegnanti)... se lo scopo della scuola fosse solo quello di insegnare una materia avremmo denaturato il ruolo primario della scuola e cioè quello di dare una educazione.. che deve essere completa e non fatta solo di poesie a memoria.. se il corpo insegnanti italiano non è all'altezza di questo compito cambiamolo.. ma non possiamo più ammettere di leggere certe notizie..
Maestra taglia lingua ad alunno
Maestra fa leccare pipi a bambino autistico
leggendo questi articoli mi sono chiesta.. ma cosa cavolo sta succedendo? Come può mai essere che un bambino di 3 anni riesca a mandare una maestra in ospedale? E come può una maestra chiamarsi tale quando insegna ai bambini che l'unico modo per ottenere rispetto è la violenza? Se il nostro corpo docenti non è in grado di educare i nostri figli.. allora cambiamoli.. ma ricordiamoci che la scuola non serve solo a dare l'insegnamento dell'italiano, della matematica o della storia.. serve anche a dare le basi della convivenza civile.. quando ero bambina io si chiamava "Educazione Civica" ed era una vera e propria materia.. in cui si parlava delle normatiive, degli usi e delle consuetudini.. ci si confrontava sui vari temi... adesso questa materia si chiama "Diritto" e non serve più ad insegnare la buona e sana convivenza civile.. ma a mandare a memoria delle semplice regole e leggi.. che alla fine lasciano lo stesso tempo che lascia il teorema di Pitagora.. lo conosciamo a memoria.. ma non lo usiamo mai...
Venerdì presso la scuola che frequentano i miei filgi ci sarà un incontro con il professore Roberto Priore della scuola superiore di psicoanalisi della Sorbona, per trattare argomenti relativi alla trasgressione giovanile... Fosse che questi ragazzi stanno semplicemente facendo quello che sentono e vedono dal tg tutti i giorni? Fosse solo colpa di noi genitori che non siamo in grado di dare una educazione ai nostri figli? Fosse che nessuno vuole prendersi la responsabilità, ma solo i complimenti per aver scoperto qualcosa?
Vi farò sapere.. di fatto sta che non accetterò di sentirmi dire che l'educazione dei figli spetta solo ai genitori.. perchè se cosi fosse spiegatemi come fanno certe mamme da sole a fare tutto e invece famiglie dove il padre è presentissimo a non fare nulla.. ?
Insomma.. se davvero fosse tutto nelle mani delle famiglie allora potremmo anche evitare di mandare i nostri figli a scuola.. Una laurea ci permette di poter insegnare ai nostri figli l'italiano, la matematica , la storia, la geografia, l'inglese (a volte meglio di come fanno certi insegnanti)... se lo scopo della scuola fosse solo quello di insegnare una materia avremmo denaturato il ruolo primario della scuola e cioè quello di dare una educazione.. che deve essere completa e non fatta solo di poesie a memoria.. se il corpo insegnanti italiano non è all'altezza di questo compito cambiamolo.. ma non possiamo più ammettere di leggere certe notizie..
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sabato 17 febbraio 2007
Voglio sparire»: il grido disperato di Nuvoli
SASSARI.«Voglio sparire». Giovanni Nuvoli l’ha detto con il suo linguaggio fatto di battiti di ciglia, che la moglie «traduce» da una tavoletta sulla quale sono stampate le lettere dell’alfabeto. E mentre esprimeva la sua richiesta con determinazione, una lacrima gli ha rigato il viso. Forse solo per lo sforzo e per la rabbia che ha dentro dopo aver saputo che deve continuare a soffrire in quel letto, attaccato a macchine che lo tengono in vita pompandogli aria nel corpo.La grande rabbia che ha detro, Giovanni Nuvoli, 53 anni, di Alghero, può esprimerla soltanto attraverso gli occhi, che sprizzano una vitalità eccezionale, incredibile in quel corpo spento e devastato da una malattia terribile: la Sla (sclerosi laterale amiotrofica). L’avevano inizialmente chiamata «sindrome dei calciatori», perchè di Sla è morto il campione di Genoa e Roma, Gianluca Signorini, e altri calciatori ne sono stati colpiti. Signorini era diventato un simbolo della lotta alla Sla, grazie a lui erano stati fatti investimenti importanti sulla ricerca, ma i risultati tardano ad arrivare e di Sla si continua a morire. In maniera atroce, tra indicibili sofferenze.Anche Giovanni Nuvoli ha frequentato il mondo del calcio, ma quello più puro, a livello dilettantistico ed è stato anche un bravo arbitro, fino a quando il fisico gliel’ha permesso. Poi, nel 1998, le prime difficoltà, le cadute, le gambe che non gli reggono più e poi lentamente tutti i muscoli che si atrofizzano fino a quando non è stato costretto prima su una sedie a rotelle e poi su un letto. Immobile. Neppure la parola, perchè quel tubo che lo tiene in vita pompandogli aria nei polmoni glielo impedisce. Così, gli sono rimasti soltanto gli occhi.E con Maddalena, la moglie, una donna forte e battagliera che ha dedicato a lui tutta la sua vita, è riuscito a stabilire un collegamento grazie agli occhi. E a una tavoletta trasparente sulla quale sono stampate le lettere dell’alfabeto. Lei le indica e lui batte le ciglia. Una parola è fatta di tanti battiti di ciglia che lei trasforma in frasi, in lettere. Un amore infinito fatto di sguardi e di battiti di ciglia. Un amore che è diventato il simbolo di una battaglia. Per la morte. Perchè Giovanni Nuvoli adesso, in quel letto di dolore del reparto rianimazione, desidera soltanto una cosa: «Sparire».E l’eurodeputato Marco Cappato, segretario dell’associazione «Luca Coscioni», sollecitato dai radicali sassarese Maria Isabella Puggioni e Paolo Ruggiu, ha annunciato che sta cercando un medico «disponibile a rispettare la legge, che la ventilazione artificiale è senz’altro un trattamento sanitario, ma non esiste alcuna disposizione di legge che obblighi a subire la ventilazione. E stando così le cose - ha concluso Cappato, che sarà stasera a Sassari - è evidente che, al di là degli schiamazzi del fronte clericale, Giovanni Nuvoli ha un diritto molto chiaro, indiscutibile e costituzionalmente protetto. L’affermazione di tale diritto passa per la concreta disponibilità di un medico, che se ne faccia carico fuori dal reparto di rianimazione. Come Associazione Coscioni e Radicali italiani forniremo ogni aiuto per far rispettare la volontà e quindi i diritti di Giovanni Nuvoli, qualunque dovesse essere la sua scelta. Per questo motivo siamo attivamente impegnati nella ricerca di un medico disponibile a rispettare la legge».Intanto, Giovanni Nuvoli ha inviato un’altra lettera al sostituto procuratore Paolo Piras, il magistrato che ha dichiarato inammissibile la sua richiesta di staccare il ventilatore dell’aria. Nella nuova lettera (arrivata in procura via fax nel pomeriggio e che il magistrato dovrebbe vedere e valutare oggi, senza escludere una sua nuova visita in Rianimazione per sincerarsi delle condizioni del malato) Nuvoli ha spiegato «di aver chiesto che sia consentito a un medico estraneo al reparto di Rianimazione di Sassari di entrarvi e di occuparsi attivamente della mia persona, mettendogli a disposizione farmaci e attrezzature adeguate». Riconoscendo comunque al magistrato un approccio «intelligente e non ipocrita» alla sua vicenda nonostante «sia andato fuori tema».Ieri sera, come tutte le sere da quando il marito è ricoverato in Rianimazione, Maddalena è entrata a vedere il suo uomo. Gli ha letto i giornali e gli ha fatto vedere i titoli. «I giornali scrivono quello che vogliono - ha replicato Giovanni Nuvoli - ma la verità la sappiamo soltanto io e tu. E tu sai quello che voglio, una cosa soltanto: sparire».Maddalena ha sorriso. Il suo solito sorriso, gonfio di amarezza mista a un amore così grande da superare ogni barriera. L’hanno fatto per 9 anni, dal 1998. Ora insieme vorrebbero saltare l’ultimo ostacolo, quello più più arduo, che poi si perde nell’infinito. Vogliono saltarlo insieme. Come ultimo gesto d’amore di tanti anni trascorsi insieme, devastati dal dolore e dalla speranza: prima di guarigione e ora di una morte serena, dopo tante sofferenze.
FONTE espresso.repubblica.it
FONTE espresso.repubblica.it
mercoledì 14 febbraio 2007
DICO
" La chiesa italiana, malgrado sia ricca di tante energie e fermenti,sta subendo un'immeritata involuzione.L'annunciato intervento della Presidenza della Conferenza Episcopale,che imporrebbe ai parlamentari cattolici di rifiutare il progetto dilegge sui "DICO", "Diritti delle Convivenze", é di inaudita gravità.Con un atto di questa natura l'Italia ricadrebbe nella deprecatacondizione di conflitto tra la condizione di credente e quella dicittadino. Condizione insorta dopo l'unificazione del Paese e il "nonexpedit" della S.Sede e superata definitivamente solo con gli accordiconcordatari.Denunciamo con dolore, ma con fermezza, questo rischio e supplichiamoi Pastori di prenderne coscienza e di evitare tanta sciagura, cheporterebbe la nostra Chiesa e il nostro Paese fuori dalla storia.Si può pensare che il progetto di legge in discussione non siaottimale, ma è anche indispensabile distinguere tra ciò che per icredenti é obbligo, non solo di coscienza ma anche canonico, e quantodeve essere regolato dallo stato laico per tutti i cittadini.Invitiamo la Conferenza Episcopale a equilibrare le sue prese diposizione e i parlamentari cattolici a restare fedeli al loro obbligocostituzionale di legislatori per tutti."Giuseppe Alberigo, Bologna
Mi permetto di inoltrare questo appello, cui anch'io ho aderito.
Nel caso che tu lo voglia firmare invia un messaggio a GiuseppeAlberigo
alberigo@alma.unibo.it
Mi permetto di inoltrare questo appello, cui anch'io ho aderito.
Nel caso che tu lo voglia firmare invia un messaggio a GiuseppeAlberigo
alberigo@alma.unibo.it
lunedì 5 febbraio 2007
Agnadello: Il paese dove sono cresciuta
Adesso davvero comincio a divertirmi. Ci sarebbe da scrivere un libro su questo paesino che " conta 2.977 abitanti (Agnadellesi) e ha una superficie di 12,1 chilometri quadrati per una densità abitativa di 246,03 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 95 metri sopra il livello del mare." (Fonte: lombardia.indettaglio.it) E in effetti qualcuno qualche anno fa un libro lo ha anche scritto. Peccato fosse un romanzo che ripercorreva le avventure di alcuni paesani (o compaesani) anche se i nomi utilizzati erano fittizzi. Qualcuno si è anche riconosciuto (dicono) nelle descrizioni di Mariuccia (questo il nome della scrittrice). Io quel libro non l'ho letto, ma solo perchè quando sono andata cercarlo era esaurito. Figuriamoci un libro che parla del paese , come poteva non finire esaurito in pochissimo tempo? Del resto è il paese che riesce ad esaurire il quotidiano locale solo quando si parla di una notizia "clamorosa" del paese. Un arresto, una truffa.. Insomma, intanto se vi fate un giro da quelle parti non troverete nessuno che ha letto il libro.. mah..
Che dire del paesino dove sono cresciuta? Che è tenuto abbastanza bene. Ha parecchio verde, raccolta differenziata.. insomma un paese normale. Con poche scelte per i giovani se non quella dell'oratorio, che a parte qualche problema di carattere gestionale sta anche facendo delle cose carine (grazie anche all'impegno degli educatori che ci passano la vita in oratorio). Sul paese quindi poco da dire, le solite cose, il solito paese di provincia. Sulla gente del paese, ecco, qui ci sarebbe la possibilità per il famoso libro. Ma non uno su tutti. Ce ne vorrebbe uno per ognuno.. perchè chi in un modo chi un altro tutti hanno una "bella" serie di cose da raccontare. Nessuno escluso. Il paese dei pettegolezzi, del tutti sanno tutto ma nessuno sa mai nulla, del "io c'ero e l'ho visto" anche quando non c'era nulla da vedere.
Magari un po' per volta qualche "leggenda metropolitana" sul paesino ve la racconto anche..
Che dire del paesino dove sono cresciuta? Che è tenuto abbastanza bene. Ha parecchio verde, raccolta differenziata.. insomma un paese normale. Con poche scelte per i giovani se non quella dell'oratorio, che a parte qualche problema di carattere gestionale sta anche facendo delle cose carine (grazie anche all'impegno degli educatori che ci passano la vita in oratorio). Sul paese quindi poco da dire, le solite cose, il solito paese di provincia. Sulla gente del paese, ecco, qui ci sarebbe la possibilità per il famoso libro. Ma non uno su tutti. Ce ne vorrebbe uno per ognuno.. perchè chi in un modo chi un altro tutti hanno una "bella" serie di cose da raccontare. Nessuno escluso. Il paese dei pettegolezzi, del tutti sanno tutto ma nessuno sa mai nulla, del "io c'ero e l'ho visto" anche quando non c'era nulla da vedere.
Magari un po' per volta qualche "leggenda metropolitana" sul paesino ve la racconto anche..
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I PERCHE’ DI UNA SCELTA
Questa è una lettera che mio papà ha scritto la scorsa estate ... la riporto completa..
"Pur senza voler intervenire con chi è preposto a tale scelta e senza alcuna presunzione di sorta, mi è però impossibile non fare alcune riflessioni sul dramma che vede coinvolti due bambini nel contesto di una realtà familiare in cui i genitori sono ormai contrapposti l’un l’altro e separati da 700 chilometri di distanza.
Abbiamo Dejan, il fratello maggiore di oltre 10 anni, che vive con la mamma da più di un anno durante il quale gli atteggiamenti del padre lo hanno portato a un continuo e inesorabile allontanamento dalla figura paterna fino alla paura verso il padre stesso.
Il continuo ricatto morale e psicologico del padre nell’ignorarlo rispetto alla sorella, le probabili delusioni subite, i ricatti quali: ”tu finirai con gli assistenti sociali” o “tanto tua sorella deve venire qui da me”, le offese alla madre con il concorso della nonna paterna dette di proposito hanno portato Dejan a vivere gli incontri con il padre come un dramma, un incubo.
Per Dejan un anno di permanenza con la madre ha significato un nuovo equilibrio: con la scuola ha trovato finalmente degli amici con cui crescere socializzando così come è giusto per un bambino della sua età.
Anche l’attività sportiva che segue con entusiasmo gli ha consentito di raggiungere un equilibrio non solo attraverso la mente ma anche con il proprio corpo consentendogli di smaltire quei chili che diversamente significavano obesità infantile.
Togliere Dejan da questo contesto significa bloccare questo processo di serena socializzazione le cui conseguenze sul suo futuro sono quanto meno inimmaginabili e personalmente farei di tutto per non essere responsabile di queste conseguenze.
Mi si potrà obiettare che ciò può essere valido per Dejan ma non per Pamela che si trova con la madre e il fratello da pochi mesi.
Ciò è vero, pur tuttavia non bisogna dimenticare che il trapianto di fegato a 5 mesi ha reso la figura materna un facile punto di riferimento per la bambina.
Oltretutto anche per Pamela così come lo è per Dejan, è questa una fase molto importante della sua crescita e le minacce del padre quali: ”tu a settembre farai le scuole qua”; “se non vieni qua ti mando a prendere dai carabinieri”; “quando vieni a fare la visita a Brescia non tornerai più dalla mamma ma rimarrai con me”, possono solo creare in una bambina di poco più di sette anni un trauma psicologico le cui ripercussioni si possono solo immaginare.
Il voler dividere psicologicamente e fisicamente i due fratelli a tutti i costi è un atto che un genitore non dovrebbe mai fare se veramente vuole bene ai propri figli; diversamente è un atto egoistico di un genitore con grossi problemi esistenziali che vengono scaricati sui figli.
Pamela e Dejan da quando vivono insieme sono sereni, felici; si sono aperti agli altri, hanno scoperto gli amici e il mondo che li circonda, vivono e condividono intensamente i giochi, gli amici, lo studio, lo sport.
Stanno compiendo il loro percorso di socializzazione così come tutti i bambini della loro età dovrebbero fare.
Insegnare a un bambino a dire bugie, revocare un nulla osta non consentendo alla bambina di frequentare l’ultimo periodo di scuola, imporre un’ingiunzione della consegna della bambina senza particolari motivi, chiedere e parlare esclusivamente con Pamela e non con Dejan, voler avere con sé solo Pamela e non Dejan; tutto ciò serve solo a dividere, a cercare di mettere un figlio contro l’altro, e questo non è da genitore, da padre responsabile, è da irresponsabile incapace di proporsi nella figura che gli dovrebbe competere anzi proponendosi in questo modo ai figli come figura negativa che incute paura anziché amore, che cerca di dividere i figli anziché unirli in una logica che nessuna persona responsabile, nessun educatore, potrebbe accettare.
Che senso ha voler dividere a tutti i costi i figli. Un genitore dovrebbe preoccuparsi innanzitutto dell’avvenire dei propri figli, dovrebbe sapere che un figlio triste oggi rischia d’essere una persona complessata domani, mentre un bambino che cresce sereno e tranquillo oggi saprà certamente affrontare il futuro da adulto con capacità ed equilibrio.
Scegliere dunque l’affido di tutti e due i bambini alla madre significa scegliere di consentire loro di continuare quel cammino ormai intrapreso insieme per la realizzazione della loro crescita senza i traumi generati da un affido diverso.
Questa scelta potrebbe altresì significare un nuovo approccio del padre al quale verrebbero meno le motivazioni che oggi gli consentono quei ricatti e quelle “minacce” a dir poco diseducative.
Forse si potrebbe avere un avvicinamento del padre verso i figli fino a poter condividere quei momenti d’affetto che un genitore deve imparare a gestire con i figli stessi infondendo in loro un senso d’amore e non di paura come avviene ora."
"Pur senza voler intervenire con chi è preposto a tale scelta e senza alcuna presunzione di sorta, mi è però impossibile non fare alcune riflessioni sul dramma che vede coinvolti due bambini nel contesto di una realtà familiare in cui i genitori sono ormai contrapposti l’un l’altro e separati da 700 chilometri di distanza.
Abbiamo Dejan, il fratello maggiore di oltre 10 anni, che vive con la mamma da più di un anno durante il quale gli atteggiamenti del padre lo hanno portato a un continuo e inesorabile allontanamento dalla figura paterna fino alla paura verso il padre stesso.
Il continuo ricatto morale e psicologico del padre nell’ignorarlo rispetto alla sorella, le probabili delusioni subite, i ricatti quali: ”tu finirai con gli assistenti sociali” o “tanto tua sorella deve venire qui da me”, le offese alla madre con il concorso della nonna paterna dette di proposito hanno portato Dejan a vivere gli incontri con il padre come un dramma, un incubo.
Per Dejan un anno di permanenza con la madre ha significato un nuovo equilibrio: con la scuola ha trovato finalmente degli amici con cui crescere socializzando così come è giusto per un bambino della sua età.
Anche l’attività sportiva che segue con entusiasmo gli ha consentito di raggiungere un equilibrio non solo attraverso la mente ma anche con il proprio corpo consentendogli di smaltire quei chili che diversamente significavano obesità infantile.
Togliere Dejan da questo contesto significa bloccare questo processo di serena socializzazione le cui conseguenze sul suo futuro sono quanto meno inimmaginabili e personalmente farei di tutto per non essere responsabile di queste conseguenze.
Mi si potrà obiettare che ciò può essere valido per Dejan ma non per Pamela che si trova con la madre e il fratello da pochi mesi.
Ciò è vero, pur tuttavia non bisogna dimenticare che il trapianto di fegato a 5 mesi ha reso la figura materna un facile punto di riferimento per la bambina.
Oltretutto anche per Pamela così come lo è per Dejan, è questa una fase molto importante della sua crescita e le minacce del padre quali: ”tu a settembre farai le scuole qua”; “se non vieni qua ti mando a prendere dai carabinieri”; “quando vieni a fare la visita a Brescia non tornerai più dalla mamma ma rimarrai con me”, possono solo creare in una bambina di poco più di sette anni un trauma psicologico le cui ripercussioni si possono solo immaginare.
Il voler dividere psicologicamente e fisicamente i due fratelli a tutti i costi è un atto che un genitore non dovrebbe mai fare se veramente vuole bene ai propri figli; diversamente è un atto egoistico di un genitore con grossi problemi esistenziali che vengono scaricati sui figli.
Pamela e Dejan da quando vivono insieme sono sereni, felici; si sono aperti agli altri, hanno scoperto gli amici e il mondo che li circonda, vivono e condividono intensamente i giochi, gli amici, lo studio, lo sport.
Stanno compiendo il loro percorso di socializzazione così come tutti i bambini della loro età dovrebbero fare.
Insegnare a un bambino a dire bugie, revocare un nulla osta non consentendo alla bambina di frequentare l’ultimo periodo di scuola, imporre un’ingiunzione della consegna della bambina senza particolari motivi, chiedere e parlare esclusivamente con Pamela e non con Dejan, voler avere con sé solo Pamela e non Dejan; tutto ciò serve solo a dividere, a cercare di mettere un figlio contro l’altro, e questo non è da genitore, da padre responsabile, è da irresponsabile incapace di proporsi nella figura che gli dovrebbe competere anzi proponendosi in questo modo ai figli come figura negativa che incute paura anziché amore, che cerca di dividere i figli anziché unirli in una logica che nessuna persona responsabile, nessun educatore, potrebbe accettare.
Che senso ha voler dividere a tutti i costi i figli. Un genitore dovrebbe preoccuparsi innanzitutto dell’avvenire dei propri figli, dovrebbe sapere che un figlio triste oggi rischia d’essere una persona complessata domani, mentre un bambino che cresce sereno e tranquillo oggi saprà certamente affrontare il futuro da adulto con capacità ed equilibrio.
Scegliere dunque l’affido di tutti e due i bambini alla madre significa scegliere di consentire loro di continuare quel cammino ormai intrapreso insieme per la realizzazione della loro crescita senza i traumi generati da un affido diverso.
Questa scelta potrebbe altresì significare un nuovo approccio del padre al quale verrebbero meno le motivazioni che oggi gli consentono quei ricatti e quelle “minacce” a dir poco diseducative.
Forse si potrebbe avere un avvicinamento del padre verso i figli fino a poter condividere quei momenti d’affetto che un genitore deve imparare a gestire con i figli stessi infondendo in loro un senso d’amore e non di paura come avviene ora."
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domenica 4 febbraio 2007
Il Papa e il senso della vita
Comincio a scirvere il mio primo blog in assoluto riportando la notizia dell'Angelus di Oggi..
"ROMA - Ancora un no ad aborto e eutanasia. Il Papa interviene a tutela della vita «dal concepimento al suo termine naturale». Contro l'aborto, perchè la vita «non venga negata...neppure al più piccolo e indifeso..., tantomeno quando presenta gravi disabilità». E contro l'«inganno» di legittimarne l'interruzione «con l'eutanasia, magari mascherandola con un velo di umana pietà». Lo ha detto all'Angelus, nel giorno in cui la Chiesa italiana celebra la Giornata per la vita."
Fonte : Il Corriere della Sera..
Dunque.. avendo una figlia che ha affrontatp già diversi problemi (il primo a 2 mesi di vita ben 8 anni fa) mi sembra assurdo ad oggi ostinarsi a voler per forza mettere al mondo un figlio già consapevoli del fatto che avrà dei grossi problemi.. Primo perchè lo destiniamo a una vita che forse non gli piace.. e non venite a raccontarmi che la vita ti piace sempre.. Provate a dirlo a mia figlia quando deve stare 15 gg in ospedale mentre suo fratello può tranquillamente andare in palestra.. oppure quando non può andare a scuole per un mese solo perchè se prende una varicella siamo alla frutta.. e si fà 1 o 2 mesi di ospedale.. e per fortuna questo ancora non è capitato.. e per fortuna lei è ancora una bambina fortunata che di difficoltà ne ha passate tante ma non come altri bambini.. che invece la scuola manco sanno cosa sia.. perchè non sono ingrado di capirlo ..
Il Papa sarà anche contrario all'aborto ma intanto quando i genitori di quel bambino "che presenta gravi disabilità" muoiono .. mica va da lui a farsi dare una mano... rimane solo e senza la guida che fino al giorno prima lo aiutava ad andare avanti.. e allora ditemi voi ... che senso ha mettere al mondo una figlio sapendo già che per lui la vita sarà un inferno? Voi accettereste? Sapendo di non poter correre, giocare, andare a scuola...? Pensate a quante cose avete fatto quando eravate piccoli e pensate a come spiegare queste cose a un bambino che invece non potrà mai farle... E non ditemi "tanto non le può capire"... perchè allora.. se non le può capire.. che senso ha vivere? Cosa dovrebbe essere la vita per lui? Una via di pura e semplice sofferenza dettata da noi.. che egoisticamente vogliamo un figlio a tutti i costi.. e ci dimentichiamo troppo spesso di quando eravamo bambini noi.. e di quello che lui non potrà avere...
"ROMA - Ancora un no ad aborto e eutanasia. Il Papa interviene a tutela della vita «dal concepimento al suo termine naturale». Contro l'aborto, perchè la vita «non venga negata...neppure al più piccolo e indifeso..., tantomeno quando presenta gravi disabilità». E contro l'«inganno» di legittimarne l'interruzione «con l'eutanasia, magari mascherandola con un velo di umana pietà». Lo ha detto all'Angelus, nel giorno in cui la Chiesa italiana celebra la Giornata per la vita."
Fonte : Il Corriere della Sera..
Dunque.. avendo una figlia che ha affrontatp già diversi problemi (il primo a 2 mesi di vita ben 8 anni fa) mi sembra assurdo ad oggi ostinarsi a voler per forza mettere al mondo un figlio già consapevoli del fatto che avrà dei grossi problemi.. Primo perchè lo destiniamo a una vita che forse non gli piace.. e non venite a raccontarmi che la vita ti piace sempre.. Provate a dirlo a mia figlia quando deve stare 15 gg in ospedale mentre suo fratello può tranquillamente andare in palestra.. oppure quando non può andare a scuole per un mese solo perchè se prende una varicella siamo alla frutta.. e si fà 1 o 2 mesi di ospedale.. e per fortuna questo ancora non è capitato.. e per fortuna lei è ancora una bambina fortunata che di difficoltà ne ha passate tante ma non come altri bambini.. che invece la scuola manco sanno cosa sia.. perchè non sono ingrado di capirlo ..
Il Papa sarà anche contrario all'aborto ma intanto quando i genitori di quel bambino "che presenta gravi disabilità" muoiono .. mica va da lui a farsi dare una mano... rimane solo e senza la guida che fino al giorno prima lo aiutava ad andare avanti.. e allora ditemi voi ... che senso ha mettere al mondo una figlio sapendo già che per lui la vita sarà un inferno? Voi accettereste? Sapendo di non poter correre, giocare, andare a scuola...? Pensate a quante cose avete fatto quando eravate piccoli e pensate a come spiegare queste cose a un bambino che invece non potrà mai farle... E non ditemi "tanto non le può capire"... perchè allora.. se non le può capire.. che senso ha vivere? Cosa dovrebbe essere la vita per lui? Una via di pura e semplice sofferenza dettata da noi.. che egoisticamente vogliamo un figlio a tutti i costi.. e ci dimentichiamo troppo spesso di quando eravamo bambini noi.. e di quello che lui non potrà avere...
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